Tecnica di distillazione • Tabacco

Tecnica di distillazione del tabacco: distillazione sotto vuoto e Bi-Distillazione

Una panoramica tecnica sul processo di distillazione del tabacco sviluppato nei laboratori di ricerca TNTVAPE: dal metodo sotto vuoto alla Bi-Distillazione, con confronto tra distillati, estratti, macerati e idrolati.

  • Come si ottiene un distillato di tabacco da foglie selezionate.
  • Perché la distillazione sotto vuoto riduce stress termico e migliora la qualità.
  • Differenza tra distillato, estratto, macerato e idrolato.
  • Cos’è la Bi-Distillazione e perché ottimizza gli aromi tabaccosi distillati.

Schema tecnico del processo

  • Fase 1
    Preparazione della matrice
  • Fase 2
    Distillazione sotto vuoto
  • Fase 3
    Raccolta del distillato
  • Fase 4
    Bi-Distillazione

La tecnica di distillazione del tabacco

Quando parliamo di distillazione del tabacco non stiamo descrivendo una semplice filtrazione o una “chiarificazione” di un macerato, ma un vero processo estrattivo che lavora sulla matrice fogliare in modo selettivo. L’obiettivo è isolare le molecole aromatiche utili ed escludere a priori zuccheri, proteine, lipidi, cere, clorofille, lignina, batteri, virus e muffe, cioè tutti i componenti che non vogliamo portare nel prodotto finale.

La tecnica descritta in questa pagina è il risultato di anni di lavoro del reparto Ricerca & Sviluppo TNTVAPE su matrici tabaccose reali, con l’obiettivo di ottenere distillati tecnicamente più puliti, costanti e compatibili con i sistemi di vaporizzazione moderni.

Il processo parte da foglie di tabacco selezionate e triturate, disperse in glicole propilenico (PG). Da qui la miscela viene trasferita in un impianto dedicato (evaporatore rotante sotto vuoto, scambiatori, condensatori) dove entrano in gioco meccanica, chimica e fisica: variando pressione, temperatura e condizioni di agitazione possiamo decidere quali componenti volatili far migrare nella fase distillata e quali lasciare indietro.

Un punto fondamentale è che la nostra distillazione impiega solo glicole propilenico come veicolo, escludendo completamente solventi organici come alcol etilico o derivati del petrolio (es. dimetilchetoni, etere etilico). Questo consente di mantenere un profilo di sicurezza estremamente controllato e un comportamento prevedibile in emissione, perché la matrice di processo è la stessa che ritroviamo nei liquidi finiti.

Il risultato è un distillato di tabacco che:

Questo livello di controllo sul processo ci ha portato fino all’ottenimento di un CAS number dedicato per i distillati, perché la sostanza che si ottiene non corrisponde a nulla di già esistente in letteratura chimica: è un prodotto nuovo, definito dal nostro metodo.

Distillazione sotto vuoto e Bi-Distillazione

La distillazione sotto vuoto è il cuore del processo: abbassando la pressione interna dell’impianto abbassiamo anche il punto di ebollizione delle componenti volatili del tabacco. Questo significa poter lavorare a temperature molto più basse rispetto a una distillazione atmosferica, riducendo drasticamente lo stress termico sulla matrice.

A pressioni ridotte le molecole aromatiche “giuste” evaporano e vengono convogliate verso il condensatore, mentre le frazioni pesanti e indesiderate (zuccheri, cere, resine, prodotti di ossidazione) restano nel residuo. In pratica:

Dopo alcuni anni di lavoro con un solo ciclo estrattivo, l’evoluzione naturale del processo è stata introdurre una seconda fase dedicata: la Bi-Distillazione. In questo protocollo il distillato ottenuto viene nuovamente lavorato con parametri differenti (pressione, temperatura, tempi) per raggiungere obiettivi che in una sola passata sarebbero irraggiungibili.

La Bi-Distillazione consente di:

Lo stesso protocollo di Bi-Distillazione è stato applicato con successo anche ad altre materie prime complesse, come il chicco di caffè, portando alla creazione del primo caffè distillato con riconoscimento di CAS number dedicati. È la conferma che non si tratta di un semplice “trucco di filtrazione”, ma di una tecnologia estrattiva scalabile a più matrici vegetali.

Confronto tra distillato, estratto, macerato e idrolato

Nel linguaggio comune vengono spesso usati come sinonimi termini come distillato, estratto, macerato e idrolato. Dal punto di vista tecnico non sono affatto la stessa cosa: cambiano il modo in cui viene trattato il tabacco, il tipo di molecole che finiscono nel prodotto finito, il livello di impurità e l’impatto su coil e sistemi di vaporizzazione.

Metodo Come viene ottenuto Punti di forza Limiti
Distillato di tabacco Distillazione sotto vuoto in glicole propilenico. Le foglie di tabacco vengono lavorate in impianto, le frazioni aromatiche volatili evaporano e vengono condensate in una fase distillata pulita. Seleziona solo le frazioni aromatiche desiderate, riduce drasticamente le impurità, è molto più coil-friendly, consente un maggiore controllo del processo e una standardizzazione del prodotto (CAS dedicato, parametri ripetibili). Richiede impianti e competenze specifiche, tempi di sviluppo più lunghi e un controllo continuo di pressione e temperatura.
Estratto La matrice viene messa a contatto con un solvente (es. glicole), che solubilizza una gamma molto ampia di componenti: aromi, ma anche zuccheri, resine, pigmenti. Aroma intenso e molto “carico”, buona rappresentazione del carattere del tabacco, processo relativamente più semplice rispetto alla distillazione. Porta con sé molte impurità pesanti (zuccheri, cere, residui), tende a sporcare rapidamente le coil, è più difficile da standardizzare nel lungo periodo.
Macerato Le foglie di tabacco vengono lasciate a lungo in macerazione nel solvente, spesso a temperatura ambiente o leggermente elevata, e poi filtrate. Processo semplice, accessibile, resa aromatica molto “grezza” e carica, percezione estremamente realistica della materia prima, soprattutto su tabacchi scuri. Il solvente scioglie praticamente tutto: nicotina naturale, catrami, zuccheri, cere, fenoli. Anche con filtrazioni spinte resta un prodotto molto sporco e poco coil-friendly, con forte tendenza a incrostare resistenze e cotone.
Idrolato È una fase acquosa aromatica ottenuta come sottoprodotto di distillazioni in corrente di vapore. In pratica è acqua che contiene tracce di componenti volatili. Profumo delicato, può avere applicazioni in altri settori (cosmetica, profumazione ambiente). Contiene una bassa concentrazione aromatica, è poco adatto a sistemi che lavorano con glicole e glicerina, e non può essere considerato equivalente a un vero distillato di tabacco in PG: è un sottoprodotto, non il cuore del processo.

La differenza chiave è che nel distillato la separazione avviene per evaporazione e condensazione controllate in vuoto: si decide a monte quali molecole portare con sé e quali lasciare nel residuo. In estratti e macerati, invece, il solvente tende a sciogliere indiscriminatamente tutto ciò che può, portando con sé molte più sostanze indesiderate.

Anche gli idrolati non risolvono il problema: sono fasi acquose molto diluite, nate come sottoprodotto, che non hanno la concentrazione, la selettività e il comportamento di un distillato di tabacco progettato per essere lavorato in glicole propilenico e pensato per sistemi moderni.

Perché la distillazione riduce stress termico e migliora la qualità

Per un approfondimento completo, puoi leggere:
Distillato, estratto, macerato, organico: le vere differenze
Perché non idrolati e microfiltrati

Articoli di approfondimento

Gli approfondimenti collegati sono pubblicati sul blog ufficiale TNTVAPE e riprendono in chiave divulgativa i concetti tecnici introdotti in questa pagina.

Distillato, estratto, macerato: differenze tecniche

Analisi completa delle diverse tecniche di lavorazione del tabacco.

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Perché non usare idrolati

I limiti tecnici degli idrolati rispetto al distillato sotto vuoto.

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FAQ

La distillazione del tabacco è un processo fisico in cui le componenti aromatiche volatili del tabacco vengono separate da solidi, cere, zuccheri e residui pesanti. Nel nostro caso avviene in glicole propilenico sotto vuoto: la miscela tabacco/PG viene riscaldata in un impianto dedicato e le molecole aromatiche evaporano, vengono condensate e raccolte come distillato, lasciando indietro ciò che non vogliamo nel prodotto finale.

Lavorare sotto vuoto significa abbassare la pressione interna dell’impianto. Di conseguenza, il punto di ebollizione delle frazioni aromatiche si abbassa e possiamo distillare a temperature più basse rispetto a una distillazione atmosferica. Meno temperatura = meno degradazione termica delle molecole delicate e minore formazione di note bruciate, ossidazioni spinte o sapori “cotti”.

  • Distillato – si ottiene per evaporazione e condensazione controllata sotto vuoto: seleziona le sole frazioni aromatiche utili, con impurità drasticamente ridotte.
  • Estratto – il solvente scioglie una gamma molto ampia di componenti (aromi, zuccheri, resine, pigmenti), portando con sé più residui.
  • Macerato – il tabacco resta a lungo in bagno nel solvente: è molto realistico ma molto sporco e poco coil-friendly.
  • Idrolato – è una fase acquosa di sottoprodotto con tracce di aroma, non paragonabile a un vero distillato in glicole propilenico.

Nel distillato le impurità pesanti (zuccheri, cere, resine, particolato solido) vengono lasciate nel residuo e non finiscono nel prodotto finale. Il liquido che ne deriva contiene quasi solo la parte aromatica utile e una quota molto più bassa di sostanze che tendono a incrostare resistenze e cotone. Il risultato è una maggiore pulizia, più costanza e una vita media delle coil molto più lunga rispetto a estratti e macerati tradizionali.

No. Il processo è progettato per lavorare esclusivamente in glicole propilenico come veicolo tecnico: non utilizziamo alcol etilico né solventi organici tipici di altre estrazioni. In questo modo la matrice di processo è la stessa che ritroviamo nei liquidi finiti e il profilo di sicurezza è più semplice da valutare e gestire.